Sporting Lisbona-Atalanta 1-1 (0-0)
Aldo Cantarutti 81′
Lisbona
Stadio Josè Alvalade
16 marzo 1988
Coppa delle Coppe 87/88
Quarti di finale
Partita di ritorno
Solo noi… solo noi…
Un gol storico che tutti ricordiamo, sembra ieri ma sono passati più di trent’anni, siamo all’Alvalade per il ritorno dei quarti di finale di Coppa Coppe.

Bonetti, Salvadori, Progna, Cantarutti, Barcella, Piotti
accosciati da sinistra:
Garlini, Bonacina, NIcolini, Fortunato, Icardi
Inizialmente forse l’abbiamo affrontata con un misto di curiosità e di non particolare interesse ma dopo gallesi e greci superati rimontando in casa le sconfitte esterne, il sorteggio ci ha ancora portato i portoghesi già incontrati a inizio anni sessanta nella nostra finora unica partecipazione europea dovuta alla vittoria in Coppa Italia.

L’occasione per un’insperata rivincita è ghiotta ma siamo pur sempre una squadra di Serie B che incontra una squadra di nome, abituata agli scenari europei e ai primi posti del campionato portoghese, insomma il pronostico pare esser a senso unico ma quando a Bergamo si gioca l’andata, lo stadio pieno, l’atmosfera di una notturna europea carica al massimo la squadra che regge perfettamente il confronto.

Nel finale del primo tempo passiamo con un rigore trasformato da Nicolini, addirittura raddoppiamo a dieci minuti dal termine con Cantarutti lesto ad approfittare di una palla vagante in area su un ponte aereo di Stromberg e maldestro controllo di un difensore.
Andiamo a Lisbona con un incredibile doppio vantaggio ma l’impresa si presenta comunque molto difficile anche perché dobbiamo schierare una formazione assolutamente raffazzonata a causa delle numerose assenze.

Mancano Rossi, Gentile, Prandelli, Stromberg e Garlini insomma mezza squadra titolare che per una compagine di Serie B che va a giocare all’Alvalade davanti a settantamila spettatori non è male.
Ci sono comunque anche cinquecento atalantini, alcuni si sono fatti la trasferta del sabato a San Benedetto del Tronto, sono passati da Bergamo giusto per cambiarsi e si sono rimessi in strada direzione Lisbona.

Nonostante tutto comunque teniamo, Barcella e Salvadori si attaccano alle due punte avversarie l’aitante olandese Houtmann e lo sgusciante brasiliano Cascavel fedele al proprio nomignolo (il Cascavel è un serpente velenoso in realtà il cognome è Bacinello che fa molta meno paura) e Piotti deve spesso uscire sulle numerose palle alte che continuano a spiovere in area nerazzurra.

Siamo però noi ad andare vicinissimi al vantaggio con un riuscito schema su punizione dal limite, da Fortunato a Nicolini un tocco e Bonetti è solo davanti al portiere che però in uscita salva di piede.
Il secondo tempo però è molto più difficile, siamo schiacciati in area anche perché Fortunato gioca per forza, ma è mezzo influenzato.

D’altra parte siamo già costretti a far giocare il giovane Consonni e in panchina oltre ai difensori Osti e Caverzan ci sono i primavera Bracaloni e Compagno, insomma stiamo raschiando il fondo del barile.
A questo punto Piotti si erge a salvatore della patria atalantina con due miracoli ma deve capitolare quando a mezzora dal termine l’olandese Houtmann svetta di testa su una punizione e segna.

Il peggio sembra arrivare un minuto dopo perché prendiamo il secondo gol, ma il preciso arbitro austriaco annulla per un evidente fallo su Piotti, il fallo era si evidente ma in tale ambiente ci vuole comunque coraggio per annullare un gol fondamentale che avrebbe pareggiato il conto totale.
L’episodio ci ridà coraggio ma si soffre da bestia in campo, sugli spalti tra i cinquecento e soprattutto a Bergamo davanti ai televisori (e al maxischermo allestito al cinema Conca Verde).

A sette minuti dal termine ecco però la magia: il Nico ruba palla sulla nostra trequarti, vede Cantarutti appena oltre la linea di metà campo tra stopper e libero, Aldogol parte a tempo giusto per stare in gioco e la palla gli arriva perfetta per scavallare verso la porta.

Esce il portiere ben oltre l’area ma non riesce nemmeno a fare fallo essendo letteralmente superato in tromba dal bomber friulano che da fuori area appoggia di piatto, la palla entra nella rete sguarnita e Cantarutti entra direttamente nella storia e gloria atalantina.

Esplodono i cinquecento nerazzurri presenti ed esplode letteralmente Bergamo davanti al televisore, i sette minuti rimasti non contano più anzi all’ultimo minuto potremmo vincere ancora con Cantarutti che questa volta spreca, ma non ha la minima importanza siano in semifinale e soprattutto siamo l’unica squadra italiana rimasta in Europa (il Verona è eliminato dal Werder Brema in Coppa UEFA).

Noi, la squadra di Serie B che all’inizio tanti malumori aveva creato in certi ambienti federali ed anche alla Rai che ci aveva costretto a giocare in orari pomeridiani le partite casalinghe con gallesi e greci, eravamo risaliti fino alle diciotto con i portoghesi all’andata e avremo la prima serata in semifinale per totale mancanza di concorrenza.
La partita è iniziata alle ventidue e quindi siamo a mezzanotte (di un marzo non proprio caldissimo) ma il centro di Bergamo diventa improvvisamente Rio de Janeiro, migliaia di atalantini ma anche di semplici bergamaschi si riversano in centro e non solo, nessuno riesce ad andare a dormire (ma nemmeno si pensa di farlo), cortei e strombazzamenti proseguono fino a notte inoltrata.

Il giorno dopo migliaia di persone, evadendo da scuola e lavoro con ogni mezzo (siamo nell’orario di pausa pranzo di un normale giorno lavorativo) vanno a Orio ad attendere la squadra la cui impresa è celebrata a titoli di scatola dalla stampa sportiva e non, per la prima e (semifinali a parte) ultima volta conquistiamo la primissima pagina.

La Gazzetta con un cubitale “Bergamo sogna” e sotto sempre molto grande “L’Atalanta-record è in semifinale”, il Corriere dello Sport con un altrettanto cubitale “Atalanta !” e l’occhiello con un “Restiamo in Europa con una sola squadra: è una di B ma è stata più brava di tutti e merita applausi “che riassume perfettamente il tutto.
… In Europa soltanto noi!

tre gol nella Coppa delle Coppe 87/88