Zona di guerra

E’ il tre ottobre 1990, dobbiamo giocare a Zagabria la partita di ritorno del primo turno di Coppa Uefa, all’andata, terminata a reti bianche, l’attenzione di tutti è stata rivolta a quanto accaduto nei dintorni dello stadio prima della partita e pure sugli spalti durante.
I Bad Blue Boys, cioè il gruppo ultras della Dinamo il cui nome è chiaramente ispirato al film Bad Boys del 1983, hanno creato disordini assaltando negozi e scatenando una guerriglia con le forze dell’ordine in zona stadio, durante la partita dal settore ospiti hanno fatto piovere in campo torce e fumogeni.

La situazione in Jugoslavia è in realtà ben più scottante dei pur gravi disordini provocati a Bergamo, solo qualche mese prima proprio su un campo di calcio è stata accesa una scintilla che ha, se possibile, reso ancora più incandescente la situazione, vale la pena parlarne un attimo per rendere meglio l’idea della situazione.
Il tredici maggio del 1990 allo stadio Maksmir di Zagabria la Dinamo ospita la Stella Rossa, ospita in effetti non è forse il termine più adatto, tra i Bad Blue Boys, gli ultras della Dinamo, e i Delijie (eroi), quelli della Stella Rossa, tra le cui fila milita Željko Ražnatović, futuro organizzatore delle milizie della Guardia volontaria serba, le Tigri di Arkan, non corre buon sangue.
La loro è una contrapposizione totale, che non coinvolge soltanto due fedi calcistiche, ma anche due popoli (croato e serbo), due religioni (cattolica e ortodossa) e due obiettivi politici differenti (l’indipendenza croata e l’egemonia confederale serba).
Si gioca a Zagabria ma le forze dell’ordine presenti alla partita sono in prevalenza serbe e non sono certo equidistanti, i Bad Blue Boys vengono caricati sistematicamente, storditi dai gas lacrimogeni e flagellati dai colpi di manganello.
Si perché i disordini sono iniziati alle prime luci dell’alba, i feriti sono centinaia.
Sugli spalti accade di tutto: le due tifoserie si fronteggiano a colpi di molotov, e in pochi minuti la situazione degenera drammaticamente.
Le forze dell’ordine però si comportano come detto e a questo punto i croati che giocano in casa e sono ovviamente in maggioranza invadono il campo e interrompono la partita, fronteggiando le forze di polizia armati di sassi e cocci di bottiglia.
Il giovane capitano della Dinamo, che poi è Boban, difende a sua volta i propri tifosi colpendo con la sua arma migliore, cioè i piedi, i poliziotti serbi, la situazione a ogni livello è ormai fuori controllo.

In questa esplosiva situazione da Bergamo partono quattrocento selezionatissimi ultras, anche gente che in trasferta non ci va da anni, equipaggiati proprio come per una guerra, elmetti da cantiere blu con riga nera, fumogeni petardi aste con bandiera (o bandierina in effetti), tutto il necessaire dell’ultrà insomma.

Le misure di sicurezza sono ovviamente altissime, la Milicja jugoslava è abituata ad affrontare ben altro al momento, gli atalantini vengono scortati al loro settore che è proprio tutta una curva del Maksimir.
Di quanto accade in campo parleremo nelle “partite del giorno” di ottobre, a inizio secondo tempo dalla nostra curva piovono fumogeni e quant’altro restituendo la cortesia dell’andata e facendo sospendere la partita.


In effetti scontri con gli avversari non ce ne sono, alla fine si festeggia la qualificazione ottenuta con il rigore di Evair e si torna felici al treno, fieri di aver partecipato alla trasferta probabilmente più pericolosa nella storia della Curva Nord.